GRASSO CHE KOLA

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Titolo: Grasso che Kola

 

Anno: 2019

Tencina: tondino di ferro piegato a mano e saldato ad elettrodo

Dimensioni cm.: b80 x 30 x h80

Ringraziamenti: l’opera nasce grazie all’invito da parte di Giorgio De Finis, Gianfranco D’Alonzo e Carlo Gori a realizzare una istallazione all’interno del MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, sito all’interno dell’ex prosciuttificio Fiorucci in Via Prenestina a Roma.

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Descrizione: l'installazione racconta di una piccola comunità di porcelli che ruzzolano liberi per il museo alla ricerca di una via per scappare,intanto Metropoliz tenterà di dissuaderli e trattenerli nel museo.

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Grasso che kola

Il “Grasso” è il porcello sano che vuole vivere all’aria aperta,  “che Kola” è sinonimo di industrializzazione.

L’istallazione, posizionata sulle travi che sorreggono il tetto del museo, rappresenta la fuga da un sistema di produzione alimentare industriale per tornare alle origini di un allevamento rurale e genuino.

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Siamo liberi di mangiare tutto ciò che ci offre il mercato, ma siamo liberi di produrre tutto ciò che mangiamo?

 

In tutto il mondo occidentale per poter immettere sul mercato la maggior parte di cibo al miglior prezzo, è necessario industrializzarne la produzione, pertanto il cibo che mangiamo è sempre più omologato.

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La tradizione del maiale

 

50 anni fa, quando la dieta del contadino era al 90% vegetariana, ogni famiglia poteva allevare 1-2 porci da consumarsi annualmente. Macellare una bestia era considerato un evento speciale, una festa che vedeva coinvolte grandi e piccole comunità riunendo parenti e vicini, ciò si asseriva in un contesto festoso e armonico che rafforzava il valore di aggregazione culturale, rituali ormai in disuso a causa dei cambi di vita delle popolazioni, come l’abbandono della vita rurale per la vita in città.